NEW YORK Fashion Week – Spring-Summer 2012NEW YORK Fashion Week – Spring-Summer 2012 - ElectroMode ElectroMode

NEW YORK Fashion Week – Spring-Summer 2012NEW YORK Fashion Week – Spring-Summer 2012

settembre 21, 2011

Mentre inizi ad abituarti all’idea di stivali e cappotti e le prime piogge concorrono a predisporti al peggio, tocca sintonizzarsi su cieli azzurri e mare blu, costumi da bagno e abitini leggeri e non sai se deliziarti al pensiero o deprimerti. È la naturale schizofrenia della moda, bellezza! E in questi giorni raggiunge il suo culmine con la consueta sarabanda di sfilate che da New York si sposta a Londra e a Milano, per concludersi infine a Parigi. E da New York partiamo ovviamente anche noi con una breve, incompleta e opinabile rassegna delle collezioni newyorkesi per la p-e 2012.


PREEN
L’ispirazione dichiarata di Thea Bregazzi e Justin Thornton è Virginia Woolf

ma, al di là della rintracciabilità o meno di atmosfere Bloomsbury, quel che è certo è l’affascinante tripudio di stampe che percorre dall’inizio alla fine la p-e di Preen. Sì, perché più che di strutture elaborate è di innumerevoli grafiche (anche mixate tra loro) che si veste la passerella del duo anglosassone: tessere in technicolor, macro e micro, che altro non sono che l’ingrandimento esponenziale dei pixel di immagini floreali;

ramage e paisley in bianco, nero, azzurro e grigio;

decori black & white alla Beardsley

invadono, spesso in “coabitazione”, buona parte degli outfit proposti.

E, se nella prima parte le linee sono essenziali, si passa progressivamente all’abbinamento col pizzo macramè doppiato e a silhouette che, pur mantenendo una certa semplicità, diventano più ricercate grazie ai drappeggi e al motivo dominante delle ruche,

presenti un po’ ovunque, anche nei look che non puntano sulle fantasie.

Molto belli e suggestivi i capi in bianco e nero che preludono al finale,

caratterizzato da una sorta di camouflage colorato e paillettato, che irrompe come ornamento per diventare tema esclusivo dell’ultimo elegante abito ad anfora.

RALPH LAUREN
Quale periodo più affascinante ed esteticamente inimitabile della cosiddetta Età del Jazz di Scott Fitzgerald, splendidamente trasposta nel 1974 in The Great Gatsby?
Se l’eleganza estrema di Mia Farrow e Robert Redford resta uno dei motivi di maggiore fascino del film, ciò si deve ai bellissimi outfit, memorabili allora come oggi, disegnati per la parte femminile dalla costumista Theoni Aldredge e per quella maschile da un giovane Ralph Lauren, che a distanza di quasi 40 anni sceglie di riproporre quelle stesse suggestioni per la prossima p-e.
È vero che le atmosfere anni Venti e Trenta e gli inappuntabili look maschili sono da sempre tra i tratti distintivi del designer ma è probabile che questa evocazione di Daisy Buchanan e Jay Gatsby si debba anche al remake in lavorazione di Baz Luhrmann, che si preannuncia come prevedibile successo al box office e sicuro generatore di ondate emulative.

La collezione non poteva quindi che aprirsi con mise inseparabili da cloche e sciarpe strette attorno al collo.

Dominano romantiche fantasie floreali da porcellana old style,

colori un po’ polverosi e una versione candy e delicata del color block, tutti declinati in ampi pantaloni, pulloverini di filo, gonne e abiti svolazzanti,

impreziositi dal taglio sbieco che percorre la passerella dall’inizio alla fine.

Stupendi i tailleur maschili alla Jay Gatsby, specie quelli con short e gilet.

Tanto bianco e rosa per i completi “informali” e le tunichette da flapper girl arricchite di piume,

a cui si aggiunge il grigio per il trionfo scintillante e preziosamente understatement della sera in raso, chiffon e cristalli, che tratteggiano l’eleganza sofisticata di un’epoca irripetibile.

Molto belli gli accessori, in particolare le bisacce – che sembrano ricavate da scialli con lunghe frange -, le borse – che abbinano corde e rose di stoffa -,

i sandali a tacco alto;

graziosi i platform in rafia e tessuto.

PROENZA SCHOULER

È Googie la parola d’ordine per la prossima p-e di Proenza Schouler e a chi non sapesse esattamente di cosa si tratta diremo che è questo,

questo,

e anche questo,

ovvero è la corrente architettonica caratterizzata da colori intensi, forme spigolose o arrotondate e suggestioni space che ha invaso motel, bowling, stazioni di servizio e caffè americani tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Sessanta. A questo mood si sono ispirati Lazaro Hernandez e Jack McCollough creando una collezione in cui rivivono in versione cool anche fantasie estremamente rétro.

Diciamo subito che la prima parte della sfilata è piuttosto cupa con tinte unite e stampe tigrate o floreali in marrone bruciato, giallino e nero per completi con short a vita alta e giacche dalle spalle pronunciate, camicie squadrate o tuniche con coulisse.

Anche questa volta sono state utilizzate tecniche artigianali come la tessitura della rafia per i vestiti crochet in nero e per quelli che presentano intarsi geometrici colorati.

Altro materiale must la pelle d’anguilla, che si ritrova in short, gonne e abiti dalle linee svasate (anche come semplice dettaglio e profilo),

mentre le atmosfere Googie emergono soprattutto nelle mise in toni pastello o acidi (con inserti di grafiche tigrate o coccodrillate)

e in quelle bustier o drappeggiate effetto sarong, in cui – mixati a pois optical o sovrapposti a t-shirt nere – trionfano gli azzardati abbinamenti cromatici di motivi floreali incredibilmente vintage, dominati da cattleye e monstere.

Il finale è riservato a foglie e fiori ritagliati e montati su voile doppiato e ornato di cristalli per look assolutamente lineari ed eleganti.

Simpatiche e originali le borse che mimano le custodie delle macchine fotografiche.

Non potevano mancare infine i guanti di pelle al gomito e gli occhiali a punta, seppur in versione più estrema e spaziale.


MARC JACOBS

Il sipario si apre ed emerge una fila di sedie su cui le modelle sono variamente adagiate; partono le note ossessive di Einstein on the Beach di Philip Glass e Robert Wilson e lo show inizia.

A metà strada tra anni Venti (che si tratti della sindrome da remake de Il Grande Gatsby?) e Sessanta,

con dettagli sporty e sovrapposizioni iscritte nel dna grunge di Jacobs, questa collezione è – come al solito – una stratificazione di elementi e proporzioni, che incredibilmente si tengono contribuendo a un risultato del tutto originale. Materiale d’elezione è la plastica variamente declinata: dalle striscioline trasparenti che compongono le frange di avveniristici abiti charleston –

riportate anche sulle borse –

al cellophane colorato delle gonne e dei vestiti drappeggiati, indossati su classiche camicie maschili e bluse sdrucite,

fino alle micropaillette di eteree sottovesti velate.

Molto presenti anche i tessuti luminescenti effetto stagnola (si tratta ancora di plastica?)

e metallo fuso, proposti per contrasto in una tranquillizzante fantasia a quadri tovaglia,

la pelle “liscia” o verniciata e coccodrillata,

il tratto sportivo evidente nelle felpe abbinate a civettuole gonne in taffettà.

Dalle forme più complesse, trionfanti di panneggi e falpalà,

si passa a quelle più semplici e lineari di cappottini e tailleur un po’ bon ton e un po’ streetwear.

Bellissimi gli abiti da flapper girl in raso e tulle indossati con gambaletti o calze flosce

– che ricordano quelle presentate da Antonio Marras per l’autunno-inverno –

ma anche il pizzo metallizzato e borchiato degli ultimi outfit in stile sottotorta traforato.

RODARTE, SALLY LAPOINTE, CALVIN KLEIN COLLECTION, PRABAL GURUNG, DEREK LAM, DIANE VON FURSTENBERG, TORY BURCH, ALEXANDER WANG, ALTUZARRA
Più telegraficamente e in modo sicuramente non esaustivo bisogna infine segnalare: le sorelle Mulleavy ovvero Rodarte, che, con drappeggi, tagli, silhouette anni Quaranta e Cinquanta, colori intensissimi ma soprattutto incredibili stampe trasposte dalle tele di Van Gogh, danno vita a un mix folle e rutilante, che trova il suo acme negli abiti lunghi, fiabeschi e imprevedibili;

Sally LaPointe, decisamente aliena dal contesto newyorkese, propone un gotico spogliato di qualsiasi orpello, con influssi nipponici, fluidi drappeggi e interessanti costruzioni geometriche per look in toni cupi e polverosi – fatta eccezione per il flash giallo acido – che oscillano tra lungo e mini;

Calvin Klein Collection, per mano di Francisco Costa, articola una collezione minimale ma al contempo femminile, declinata in delicate trasparenze e nuance da lingerie – dal carne al cipria, dal color champagne al grigio e al nero – per abiti sottoveste, pantaloni ampi, giacche morbide o con tagli inediti e cappottini a un solo bottone;

Prabal Gurung è tutto un trionfo barocco e sensuale in cui le stampe digitali effetto test di Rorschach si stagliano nettissime nel viola fiammeggiante su fondo bianco e nero (con tocchi di verde acqua), esaltate da gonne a corolla, dettagli gym, inserti trasparenti, latex, piume e paillette;

Derek Lam coniuga una silhouette essenziale con la ricchezza di colori, stampe caleidoscopiche (uno dei temi ricorrenti di queste sfilate) e materiali come pelle, crochet, pitone patchwork e paillette per gli outfit finali;

Diane Von Furstenberg, raffinata e iperfemminile anche quando si tratta di giacche e pantaloni, si distingue per uno chic disinvolto, esaltato da forme leggermente più cocoon, innumerevoli fantasie, ricami e una vasta gamma di tonalità abbinate in modi inusuali;

Tory Burch, elegante in modo semplice e pratico, s’ispira alla Deauville anni Venti di Chanel, rappresentata attraverso tessuti a stuoia, vestiti dalla vita allungata, mise da sera fluttuanti e la classica giacca di Mademoiselle, il tutto con qualche tocco di eccentricità qua e là;

Alexander Wang ridefinisce il suo caratteristico stile athletic-chic, incentrato questa volta su ciclismo, motocross e automobilismo, tradotti attraverso tessuti tecnici, rete, zip, cargo pants e bermuda “rotti” da fantasie floreali;

Altuzarra, ancora all’insegna di sport-chic e linee semplici, delinea una sequenza di abiti, cappottini e giacche in pelle trapuntata o lavorata a laser, maglia e tessuti techno, su cui dominano bianco, nero, verde acido e un’energetica grafica tropicale.

Immagini sfilate: www.vogue.it; www.style.com

Tutte le altre immagini: Tumblr



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