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Review: David Lynch – Crazy Clown TimeReview: David Lynch – Crazy Clown Time

novembre 18, 2011

Per chi ama profondamente – come il sottoscritto – la visionaria opera cinematografica di David Lynch, risulta difficile approcciarsi alla sua attività musicale. È uno choc, un processo straniante quanto una sequenza di Inland Empire.
Siamo abituati a parlare della sua genialità in riferimento alla creazione di personaggi immortali come Dale Cooper in Twin Peaks o di scene “eterodosse” come quella del cowboy in Mulholland Drive; chi adora Lynch è confuso, messo a dura prova dinanzi alla sfida posta dal regista di Missoula: fruire non delle sue immagini, bensì della sua musica.
I dubbi sorgono, le domande si affastellano: cosa mai potrà aggiungere di significativo alla sua memorabile carriera quest’artista che è asceso ai vertici usando la macchina da presa? Questa nuova direzione intrapresa – che lo ha visto negli ultimi anni operare anche come pittore, predicatore della meditazione trascendentale e designer/ideatore del club parigino Silencio (sulle orme di Mulholland Drive) – va interpretata come esempio di una versatilità costruttiva o come il sintomo di un declino incipiente?
Una volta assimilato lo choc, i tanti punti interrogativi si dissolvono e si può concludere: ebbene sì, Lynch la musica la sa fare. 
Crazy Clown Time, licenziato la settimana scorsa dalla label Sunday Best e prodotto dall’ingegnere del suono Dean Hurley (che già aveva collaborato alla colonna sonora di Inland Empire), è il nome del primo LP dell’autore di Eraserhead. Sospeso tra ritmi trip-hop, accenti più marcatamente synth-pop ed echi rock-blues, quest’album rappresenta una giustificazione, seppur parziale, all’interruzione della produzione cinematografica di Lynch. Già alla fine dell’anno scorso furono lanciati Good Day Today e I Know (ne abbiamo già parlato su questo blog). Ora, quegli spunti, appena abbozzati e presenti solo in nuce nei due singoli, vengono sviluppati e anche valorizzati all’interno di una struttura che fa interagire mondi diversi.
Il “santone” David si è sempre mostrato molto ricettivo nei confronti delle suggestioni in note, come dimostra del resto la ultradecennale collaborazione con Angelo Badalamenti. Chi non ricorda per esempio il tema di Twin Peaks e la splendida voce di Julee Cruise? Ecco, la colonna sonora non è mai qualcosa di estrinseco nei film lynchiani; si percepisce un’intensa ricerca, tesa a creare l’unione perfetta d’immagine e suono.
Ora a prevalere è chiaramente solo il secondo di questi elementi; ma non per questo l’immagine scompare. Viene evocata. Basta ascoltare la disturbante title-track (o anche So Glad) per rendersi conto di come potrebbe benissimo fare da cornice a quelle folli scene in cui alcuni conigli dialogano stando seduti su un divano di una casa qualunque.
Quello che conta è tuttavia il valore in sé e per sé di Crazy Clown Time, prescindendo dal ruolo che assume alla luce del percorso di sperimentazione avviato da Lynch sin da giovane: l’impressione è in ogni caso quella di un album ben congegnato, che ha i suoi punti di forza in brani come Pinky’s Dream – suggestiva intro cantata da Karen O degli Yeah Yeah Yeahs –, Noah’s Ark con il suo impianto trip-hop-downtempo, Stone’s Gone Up – che incarna l’anima più elettronica dell’LP e richiama alla memoria i pezzi prodotti da The Silures (Vitalic e Linda Lamb) –, She Rise Up dal sapore minimale.
Insomma, ascoltare Crazy Clown Time è un’esperienza particolare. Si tratta di musica immaginifica, capace di essere paradossalmente allo stesso tempo angosciante e catartica. E forse è proprio questa dialettica degli opposti a rendere così peculiare il lavoro di David Lynch, genio multiforme dei nostri tempi.
Tracklist   Crazy Clown Time
1.       Pinky’s Dream
2.       Good Day Today
3.       So Glad
4.       Noah’s Ark
5.       Football Game
6.       I Know
7.       Stange and Unproductive Thinking
8.       The Night Bell With Lightning
9.       Stone’s Gone Up
10.    Crazy Clown Time
11.    These Are My Friends
12.    Speed Roadster
13.    Movin’ On
14.    She Rise Up
Immagini: 1) copertina Crazy Clown Time; 2) da Mulholland Drive, Tumblr; 3) David Lynch, Tumblr; 4) David Lynch e Isabella Rossellini fotografati da Helmut Newton (1986), Tumblr



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