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Review: Kavinsky – OutrunReview: Kavinsky – Outrun

marzo 18, 2013

Abbiamo atteso sette anni, ma finalmente il primo album di Kavinsky vede la luce. Si chiama Outrun, un nome non casuale. Perché rimanda all’universo simbolico del producer francese, fatto di zombie, automobili e anni ’80. Perché il correre più veloce è proprio di un approccio che riesce ad essere anni luce avanti pur guardando al passato. Back to the future.
  
 
Vi siete mai chiesti perché Vincent Belorgey si è inventato la storia della Ferrari Testarossa, dell’incidente, del 1986, dello zombie? Non si tratta solo di una trovata commerciale. Kavinsky è legato intimamente a quel periodo, innanzitutto da un punto di vista musicale. E il suo stile sta lì a testimoniarlo. Senza ridursi a una banale ripetizione del già sentito. È piuttosto un omaggio, una citazione, una rivisitazione contemporanea degli anni ’80. Kavinsky si considera un nano sulle spalle di giganti.
 
Outrun è uno strano collage. Nei 13 brani ci sono anche quattro vecchi successi dell’artista transalpino (Testarossa Autodrive, Nightcall, Dead Cruiser, Grand Canyon). La differenza fra prima e ora (come detto in un precedente articolo) si avverte, ma a rimanere invariato è lo stile. Le sonorità kavinskiane sono immediatamente riconoscibili, hanno una loro peculiarità che le distingue da tutte le altre. Anche in un pezzo come Suburbia– con i suoi inserti hip hop – il sound di Kavinsky è inconfondibile.
La prima parte dell’Lp è decisamente più incisiva: Preludeè un antipasto a base di Eighties e suoni spaziali; Blizzard è un’immersione elettronica nel prog con un sample ripetuto ossessivamente, una struttura semplice con lievi variazioni; Protovision è Kavinsky allo stato puro, musica da colonna sonora con un afflato epico; Odd Look sembra composta a sei mani da Sébastien Tellier e dai Daft Punk. Un cantato distorto di sottofondo e arpeggi alla massima potenza per il miglior pezzo di Outrun; Rampage si rifà ai Justice più baroccheggianti.
L’ultima parte non è all’altezza della prima (senza cadute di stile tuttavia). First Blood è probabilmente la traccia meno convincente: un esempio di discopop che un po’ stona con la matrice kavinskiana.
Non ci resta che attendere – dopo anni in cui l’abbiamo visto all’opera come dj – i suoi live in Italia. La curiosità e le aspettative sono molte. Outrun è già uno degli album del 2013.
 

 

         

 
 
We’ve been waiting for seven years. Finally the first album by Kavinsky is out. Outrun isn’t a fortuitous name. It refers to the Kavinsky’s symbolic universe, characterized by zombies, cars and eighties. His approach can be in the future though he refers to the past.
 
Have you ever asked yourself why Vincent Belorgey has made up a Ferrari Testarossa-car crash-1986-zombie history? It isn’t just about a marketing trick. Kavinsky is deeply bound to that period, above all musically. His style testifies it. It isn’t just an ordinary repetition of something already listened. It’s rather an homage to the eighties. Kavinsky is a dwarf on the giants’ shoulders.
 
 
Outrun contains also four old hits by Kavinsky (Testarossa Autodrive, Nightcall, Dead Cruiser, Grand Canyon). The kavinskian sound is immediately recognisable, his style is extremely peculiar. Consider Suburbia: also in this case – a strange hip hop-electro experiment – the sonority is unmistakable.

 

The first part of the album is the most trenchant: Prelude is an eighties-spatial sounds incipit; Blizzard joins together electro and prog with a sample repeated compulsively; Protovision is the quintessence of Kavinsky, soundtrack music with an epic afflatus; Odd Look looks to be composed by Sébastien Tellier and Daft Punk together. A distorted voice and powerful arpeggios make it the best track of Outrun.

The last part doesn’t keep up with the first (without being ordinary however). First Blood – for example – is a discopop track which clashes with the kavinskian printmark.
 

 



2 risposte a “Review: Kavinsky – OutrunReview: Kavinsky – Outrun

  1. Y. ha detto:

    grazie per aver condiviso, in effetti le atmosfere sono molto francesi e molto 80s, sono affascinata<br /><br />Claudine

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