NEW YORK FASHION WEEK - FW 2014-15: Alexander Wang, Proenza SchoulerNEW YORK FASHION WEEK - FW 2014-15: Alexander Wang, Proenza Schouler - ElectroMode ElectroMode

NEW YORK FASHION WEEK – FW 2014-15: Alexander Wang, Proenza SchoulerNEW YORK FASHION WEEK – FW 2014-15: Alexander Wang, Proenza Schouler

febbraio 14, 2014

Da New York non ci si attende mai il guizzo super creativo, l’idea rutilante o la raffinatezza esasperata.  

New York ha una sua grazia ma ben piantata su una base pratica e easy, in poche parole vendibile. Tutto giustissimo ma stavolta c’è l’impressione che si sia sconfinato nella piattezza più totale.

Ovviamente con le solite eccezioni. Iniziamo con due che difficilmente deludono: Alexander Wang e Proenza Schouler.

 

 

 

ALEXANDER WANG

Scombinando il tran tran della moda, Alexander Wang rompe la regola non scritta di sfilare a Manhattan e nel freddo polare di New York trascina tutti a Brooklyn in un capannone industriale con passerella scandita da piloni metallici. Rischio calcolato, quello d’indispettire redattori e fashion icon raccogliendo fastidio e maledizioni, perché la collezione è notevole. Alexander sarà anche furbetto ma al netto di ogni scaltrezza qui ci sono idee e sostanza. La base – come sempre sportswear – è declinata in maniera nuova con silhouette squadrate e soprattutto tessuti e lavorazioni tecnologiche imprevedibili. I primi abitini un po’ Sixties con tasche multiple in 3D che sembrano elementi di design sono spettacolari e c’è da giurare che spopoleranno tra chi il bricolage non sa nemmeno cosa sia.

Bella la serie di miniabiti e completi bermuda che giocano coi disegni cravatta e quella dei kway con montagne psichedeliche.

Essenziali ma con tocco Flinstones i look in camoscio precedono la combinazione pantaloni sportivi in pelle e top in pelliccia fluo, semplicemente stupenda.

Ma il vero crescendo è sul piano degli effetti più o meno speciali: dalla maglia goffrata su mini in pelle sbalzata alle tunichette con fettucce intrecciate su tessuto a rete, dai pull annodati per arrivare al gran finale degli outfit in materiali termosensibili che esposti ai getti d’aria calda nascosti nei pilastri assumono tonalità brillanti.

Prima

Dopo

Interessanti gli stivaloni tra equitazione e pesca sportiva e le borse 3×1 (intravisti anche marsupi come da Chanel).  

Wang sarebbe fissato con la sopravvivenza e le condizioni estreme, ma al di là delle profezie di sciagura prevedo per questi capi un futuro ricco di editoriali e finte foto di street style.

 

 

 

PROENZA SCHOULER

Appuntamento top nel calendario newyorkese, Proenza Schouler non tradisce le aspettative con una collezione forse meno abbacinante della precedente ma decisamente forte. Puro Proenza Schouler style, una sorta di distillato dell’approccio alla moda di Hernandez e McCollough tra silhouette costruite, fantasie d’impatto e tessuti d’eccellenza. Come per lo scorso inverno, abbondano spalle bombate, abbinate però a un punto vita molto segnato. A esse si aggiungono pieghe, pannelli, forme a boule caratterizzate sempre da una certa asimmetria.

L’attenzione spasmodica per i tessuti è ormai uno dei loro tratti distintivi. Parliamo innanzitutto degli splendidi jacquard di manifattura italiana. Spessi, materici, disegnano pattern tra il geologico e l’animalier mixati con bizzarra maestria.

Sembra che l’ispirazione provenga dai lavori del ceramista Ron Nagle, a ogni modo dalle prime uscite (che ricordano i motivi altrettanto belli adoperati lo scorso anno da Marco de Vincenzo)

via via a seguire è tutto un flusso di pietre, marmi, di cortecce un po’ zebrate e di giraffati che potrebbero anche essere terreni desertici spaccati dal sole. Notevoli, inusuali, si sovrappongono in schemi inconsueti – tra inserti di pelle e materiali techno – che lì per lì possono lasciare interdetti ma che un attimo dopo conquistano inesorabilmente.

With New York fashion week you can never expect the super creativity or the exasperated refinement. New York has a certain elegance but with a practical and easy base, in a word: saleable. In this case the shows looked too flat. Obviously with the usual exceptions. Let’s start with the first two: Alexander Wang and Proenza Schouler.

ALEXANDER WANG

Alexander Wang trailed everybody to Brooklyn in an industrial hangar with a runway characterized by metal pillars. There was the danger that the fashion editors/icons got irritated but the collection was outstanding. The sportswear base was reread through squared silhouettes and above all the unpredictable techno fabrics and manufacturings. The opening Sixties dresses had multiple pockets that seemed items of industrial design.

Then there were some minidresses and Bermuda short with tie motifs and some kways with psychedelic mountains.

The suede looks were essential but with a Flinstones touch and preceded the combination of sport leather pants and fluo fur tops.

But the climax was about the special effects: from the bubbled knitwear to the dresses with strips woven through sportsmesh, from the tangled sweaters to the final outfits with heat sensitive fabrics. The accessories were interesting: riding/fishing boots and 3×1 bags.

Before
After
PROENZA SCHOULER

Proenza Schouler didn’t live up to our expectations with a collection maybe less dazzling than the previous one but certainly strong; a kind of distill of Hernandez and McCollough style. There were many rounded shoulders but matched with a very small waist and pleats, panels, boule shapes and asymmetries.

The great attention for the fabrics is one of their trademarks. We are talking about the gorgeous Italian jacquards that drew geological and animalier patterns mixed in a very masterly way.

It seems that the inspiration originates from the works of Ron Nagle. In any event from beginning to end there was a flow of stones, marbles, zebra-striped barksand giraffe patterns that looked like desert lands burned by the sun.



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