10 cose top dalla Paris Fashion Week, FW16-17 - ElectroMode ElectroMode

10 cose top dalla Paris Fashion Week, FW16-17

marzo 11, 2016

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PARIS FASHION WEEK. FW 2016-17

E con Parigi anche questa tornata di sfilate l’abbiamo archiviata. New York, Londra, Milano, sembra passato un secolo. Nella confusione generale provocata dal “see now, buy now” – si fa, non si fa, qualcuno dice sì, molti no – a Parigi è andata in scena una strana stagione, quella dei brand orfani dei loro direttori creativi, quella dei nuovi direttori creativi, quella di chi forse sta per lasciare.

E così da Lanvin si è assistito in totale mestizia a una collezione vecchia e priva di punti di riferimento. Da Dior è andata un po’ meglio mantenendosi attaccati alla rotta tracciata da Raf Simons ma senza il genio di Raf. Ovazione confermata per il nuovo Dio della moda, il collettivo Vetements e la sua estetica ruvida, distorta, da strada. Una scossa forte ma di non facile metabolizzazione, sebbene già tutti li stiano copiando, proprio come sta accadendo per Alessandro Michele. Non a caso Demna Gvasalia – boss di Vetements – ha debuttato al timone di Balenciaga, segnando un altro punto a suo favore. Da Saint Laurent invece il possibile passo d’addio di Hedi Slimane ha dato vita a una sequenza con sprazzi di bellezza ma troppo aderente a un ipertrofico glamour anni ’80, fatto solo di microabiti da sera, make-up alla Guy Bourdin, spalle monstre, tacchi chilometrici, in tre parole indigeribile e senza senso.

Per il resto – in una complessiva atmosfera sotto tono – hanno dominato il miscuglio, il militare e la “Vetementsizzazione” eppure di cose top ce ne sono state. Ecco infatti le nostre 10 cose top dalla Paris Fashion Week.

 

SUPER DANDY. DRIES VAN NOTEN

Il dandy raffinato e decadente di Dries Van Noten. La ricetta non replicabile prevede: 1) una buona dose di look maschili anni ’20/’30, 2) una quantità assurda di animalier – nella fattispecie ghepardo -, 3) perle come se piovesse – “vere” o in versione print -, 4) un bel po’ di rimandi ai blazer dei college inglesi e alle maglie da cricket dei bei tempi andati, 5) vestaglie in seta alla Gabriele D’Annunzio, 6) una spruzzata d’oro, paillette e damasco, 7) collari in piume e occhi bistrati per suggellare definitivamente l’ispirazione che parla della Marchesa Casati e della sua relazione col Vate.

Presenti alcuni dei trend principali: l’abito leggero indossato qui sulla camicia, i capi sportivi come i pantaloni con banda laterale e la varsity jacket. Inutile dire che la variante di Dries trasuda eleganza.

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ph. Kevin Tachman – Vogue

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NUOVI CLASSICI. BALENCIAGA

I nuovi classici tra couture, deformità e streetwear di Demna Gvasalia per Balenciaga. L’approccio sporco, rude e incline alle metamorfosi alla Margiela trova il suo equilibrio nell’incontro con l’archivio del grande Cristobal e nella volontà di rielaborare i capi più classici e normali.

Si va così dall’esasperazione mostruosa delle silhouette a clessidra che dà nuova linfa al tailleur formale alle spalle incorniciate e alla vita segnata di blouson, kway e trench. Bellissimi i piumini scultura, i cappotti e gli impermeabili di linea settecentesca e i completi con gonne a panier e pullover da bancarella dell’usato.

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ROCK BALLERINA. VALENTINO

Lo stile danza contemporanea di Valentino. Che significa tutù e abiti di voile indossati con stivaletti da biker, fuseaux un po’ dappertutto, motivi di nastri intrecciati sul davanti ispirati ai cache-coeur delle ballerine, corpetti di maglina leggera simili a body e vestiti super semplici di jersey genere Due Vite Una Svolta. Non mancano i pezzi ricamati.

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MILITARE, GYM E… LOUIS VUITTON

L’insieme di militare, gym, linee a clessidra e stampe di Louis Vuitton. Dalle giacche da ussaro ai maglioni di matrice atletica con profili a contrasto, dai fianchi bombati alle maniche a sbuffo, ai mix di fantasie foulard, tutto compone look incisivi, cool e che tra un richiamo a Margiela e uno a Gaultier danno l’illusione della strada. Determinanti gli anfibi con tacco grosso e alto, comun denominatore di ¾ della sfilata.

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ph. Chloe Le Drezen – Dazed

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VESTIRSI CON QUEL CHE C’È. MIU MIU

Il jeans, il militare, le tappezzerie floreali, gli abiti anni ’50 da bomba sexy, i broccati, in una parola il super mix di Miu Miu. Prada ha sempre percorso la via del miscuglio di suggestioni, figurarsi adesso che tutti cercano di fare lo stesso. Nel caso di specie l’idea dichiarata dalla stilista sarebbe quella di vestirsi con quel che c’è (tanta roba), ma Miuccia ride già mentre lo dice.

Perché ok gli short sembrano boxer maschili, qui e là spuntano collettoni di vecchi cardigan della nonna, il soprabito tipo Barbour ha qualcosa di familiare, maglie a rombi, twin-set, camicie di jeans e un divano a fiori di 30 anni fa pronto per lo smaltimento ce l’hanno quasi tutti ma forse non basta a fare un outfit di Miu Miu.

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MILITAR-BAROCCO. MAISON MARGIELA

L’ibrido barocco di militare, casual e couture di John Galliano per Maison Margiela. John sta tornando piano ma alla grande e qui confeziona dei look in cui le giacche militari di panno pesante si fondono con cardigan di maglia a righe che diventano gonne, con bomber, volant di tulle e lamè da ballerina e panneggi sartoriali di raso. Il risultato è spettacolare, bizzarro ma decisamente portabile. Il che è ancora più strambo.

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ph. Evan Schreiber – Dazed

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BIKER, CHIC E HIPPY. CHLOÉ

I caftani svolazzanti ed etnici, le culotte, le salopette e le tuniche di pelle, gli stivaletti biker con tutto, la femminilità piena di libertà di Chloé. La musa è Anne-France Dautheville, che negli anni ’70 girò in moto l’Europa e il Medio Oriente. E la collezione esplode di dettagli marocchini, pelle da motociclista, romanticismi mai leziosi e della solita attitudine easy di cui tutte sentiamo il bisogno.

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ph. Evan Schreiber – Dazed

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MILITAR-EGIZIO. GIVENCHY

Le giacche militar-chic, l’animalier e i pattern egizi alla Klimt di Givenchy. L’effetto è meno wow del solito, ma appunto “del solito” e i look con la L maiuscola fortunatamente non mancano.

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ph. Evan Schreiber – Dazed

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VOLANT, CAMELIE E CHOUPETTE. CHANEL

Gli abiti con volant del finale, i tutù di lana, la stampa camelia+Choupette e – ovviamente – le borse e i bijou di Chanel. Anche in questo caso non una delle migliori sfilate, ma provateci voi a rendere ogni due mesi sempre nuovo, diverso e al passo coi tempi l’inestimabile patrimonio dalla doppia C. Comunque, anche quando non parte la ola, Karl riesce a tirare fuori dal cilindro quella decina di outfit da amour fou.

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ph. Kevin Tachman – Vogue

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GUERRIERA CHIC. LOEWE

Lo chic guerriero di Loewe. Più pacato del consueto, Jonathan Anderson tratteggia un guardaroba con dettagli che sanno di lusso classico alla Hermès ma che in realtà si ciba della sua caratteristica imprevedibilità, tra gonne lunghe a fazzoletto, bustier-corazza da sovrapporre alla termica, perle nascoste nelle arricciature, bijou forti e inserti in voile elastico drappeggiato per dare sinuosità a tuniche e camicioni.

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ph. Evan Schreiber – Dazed

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2 risposte a “10 cose top dalla Paris Fashion Week, FW16-17”

  1. Matteo ha detto:

    La sfilata di Dries davvero suggestiva per quanto riguarda alcune cose, per altre invece non mi ha convinto molto: mi chiedo che effetto mi avrebbe fatto se l'avesse presentata il Jason Wu di turno a NY, per dire, e non sono sicuro della risposta.
    Loewe è stata molto interessante. Per il resto mi sembra che Ghesquiere stia perdendo il suo guizzo (eresia?), così come Tisci.
    A dirla tutta non capisco neanche il successo di Balenciaga. Per carità, belli i capi "scesi", ma è una cosa che stanno facendo tutti (tipo qua, una Prada SS16: http://www.telegraph.co.uk/inluxury/76021/1434976219377/ss16m-prada-135jpg/ALTERNATES/h585-var/SS16M-Prada-135.JPG).

    Vabbè, basta: sembro uno di quei vecchietti che si lamentano troppo, casomai mentre guardano i cantieri 😀

    PS.: non sono sicuro di cosa ho combinato, spero di non aver postato lo stesso commento 3/4 volte!

    • ElectroMode ha detto:

      Mi fai morire, Jason Wu ahahah 🙂
      Tisci un po' meno esaltante effettivamente, Ghesquiere mi piaceva più da Balenciaga però questa sfilata mi ha convinto di più rispetto alle ultime.
      Per quanto riguarda i capi scesi e over, anche se li facessero tutti da millemila anni il copyright ce l'ha Vetements, almeno così dice la fescion pipol.
      P.s. Il commento l'hai postato 2 volte ma niente di male, anzi, apprezzo l'entusiasmo <3

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